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Disturbo del comportamento dirompente Dop

Disturbo Oppositivo-provocatorio dop

 

Disturbo Oppositivo-provocatorio (dop).

 

Bambini sfuggenti, poco disponibili alla relazione, disturbatori, oppositivi, provocatori… che ci mettono a dura prova come genitori, professionisti o insegnanti.

Quante etichette diamo a questi bambini, quanti giudizi e quanto poco ascolto dimostriamo nei loro confronti. Ma qual è la verità?
Ci troviamo di fronte a un bambino maleducato? O Problematico? O Arrabbiato? O Disturbato?

O ci troviamo di fronte a un bambino, con punti di forza e debolezza, inserito in un contesto, con bisogni e desideri, che sta attraversando delle difficoltá e che ha bisogno del nostro aiuto?

Il punto di vista è totalmente differente ma è proprio questo cambio di prospettiva che può davvero aiutare questi bambini.

Il Disturbo Oppositivo-provocatorio è un disturbo del comportamento dirompente, del controllo degli impulsi e della condotta, riguarda cioè il modo in cui il bambino agisce, il suo modo di relazionarsi agli altri.

 

Come riconoscere un bambino con un disturbo oppositivo-provocatorio?

 

In generale il bambino ha difficoltá sul versante comportamentale, ha spesso un umore arrabbiato, negativo e irritabile, esibisce alti livelli di rabbia, si irrita facilmente, è permaloso, risulta spesso rancoroso e vendicativo, con tutti, indistintamente

Esprime, inoltre, un comportamento ostile e provocatorio: tende volontariamente ad istigare e irritare gli altri, attiva comportamenti provocatori e sfidanti, non ama seguire le regole e rispettare le richieste che gli vengono fatte opponendosi verbalmente o con azioni di fronte al rifiuto delle sue richieste, si mostra irritato e capriccioso e si rifiuta di accettare la decisione dell’adulto.
L’atteggiamento è spesso vittimistico e pessimistico e la tendenza é quella di incolpare gli altri per i propri errori e comportamenti sbagliati

I bambini con queste caratteristiche spesso interpretano i comportamenti dei pari come aggressivi e hanno difficoltà nel verbalizzare la rabbia con conseguente scarsa capacità di risolvere verbalmente i conflitti.

Sono bambini che hanno bisogno di essere regolati dall’esterno e spesso non percepiscono la responsabilità delle loro azioni.

Le difficoltà aumentano con l’inizio della scuola primaria

In età prescolare l’aggressività e l’oppositivitá sono i mezzi attraverso i quali si esprime l’egoismo infantile funzonale e servono al bambino per imparare a distinguere il sé dagli altri, a capire le regole sociali ed a sperimentare le prime forme di adattamento, affermando sé stesso.

È con l’ingresso a scuola e con l’aumento delle richieste che spesso in bambini predisposti cominciano a comparire le prime caratteristiche del disturbo ed è per questo che, in genere, risulta molto difficile identificare tali difficoltá, tanto che possono trascorrere degli anni prima che il problema venga identificato.

È importante segnalare che tutti i bambini possono essere scontrosi e ostili, però nei soggetti con disturbo oppositivo provocatorio queste caratteristiche sono amplificate e trasversali ai vari contesti e relazioni, tanto da  arrivare a compromettere, in maniera significativa, il loro inserimento sociale.

 

La diagnosi del disturbo

 

La diagnosi del disturbo oppositivo provocatorio è un percorso difficile e spesso complesso, ma necessario ai fine di focalizzare i bisogni del bambino, gli obiettivi e la tipologia di intervento.

È necessario considerare che il bambino attraversa un periodo di sviluppo, in cui affronta cambiamenti repentini che lo fanno crescere mentalmente e fisicamente.
È fondamentale raccogliere un’anamnesi accurata e approfondita ed effettuare vari colloqui con genitori e insegnanti per identificare il nucleo e l’origine delle difficoltá.

In un approccio positivo è importante considerare il comportamento nel contesto in cui è inserito, valutando attentamente le motivazioni, i pensieri, le emozioni, anche la cultura di riferimento.

In psicologia il comportamento del bambino, o il sintomo, è finalizzato a raggiungere un vantaggio immediato, ad esempio un ragazzo che inizia a manifestare un basso rendimento scolastico come effetto del bisogno di ricevere maggiori attenzioni da parte dei genitori, poco attenti al suo mondo affettivo, oppure il caso di un bambino che manifesta oppositivi e sfidanti con un genitore dopo una separazione, con l’obiettivo di “testare” l’affetto della figura di riferimento e quindi mettere alla prova la paura dell’abbandono.

Partiamo sempre dall’assunto che il bambino non è “cattivo” e neppure “passivo” rispetto al suo disagio o, peggio ancora, vittima di un disturbo mentale,  ma egli spesso inconsapevolmente agisce bisogni specifici attraverso un disagio emotivo profondo, di cui dobbiamo recuperare le radici per comprenderlo.

Spesso l’origine delle difficoltá è una bassa autostima, conseguenza di un’affettivitá non sufficiente, di un trauma o di poca presenza da parte dei genitori.

 

Le fasi della terapia a sostegno del bambino e della famiglia

 

La terapia messa in campo con il Metodo Amamente integra i modelli terapeutici più efficaci, nel rispetto delle caratteristiche e dei bisogni di ogni famiglia.

L’approccio del Centro Amamente è costituito da componenti multiple e integrate:

Fase esplorativa:
comprendere l’origine delle difficoltá, il significato del comportamento del bambino, l’origine delle difficoltá, le dinamiche sottese che mantengono inalterata la situazione, i bisogni e le caratteristiche di ogni elemento del sistema familiare

Fase di approfondimento:
prevede la conoscenza approfondita della famiglia attraverso un percorso di valutazione osservativa, qualitativa e testale (questionari, interviste strutturate standardizzate, test proiettivi, test neuropsicologici mirati ad escludere difficoltà cognitive, di apprendimento, di attenzione e così via), che coinvolge anche la scuola e talvolta puó prevedere inoltre osservazioni “ecologiche”, cioè sul campo, a casa e a scuola.

Fase psicoeducativa:
si pone come obiettivo quello di scoprire con i genitori, il bambino o la bambina i meccanismi che attivano la rabbia e le altre emozioni, comprenderne il valore adattivo, quindi riconoscerle, comprenderle, gestirle e trasformarle. Sará necessario inoltre lavorare sull’autostima e le emozioni positive, in modo da restrutturare gradualmente l’immagine di sé di ogni componente. È centrale la comprensione della relazione esistente tra situazioni, pensieri, emozioni e comportamenti.

Fase psicoterapeutica:
prevede la possibilità di affrontare temi profondi come il dolore, la perdita, l’ansia e toccare tematiche di attaccamento che sono spesso alla base delle difficoltá del bambino.

Fase di acquisizione delle abilità:
è finalizzata all’apprendimento di nuove strategie che aiuteranno il bambino e i genitori a fronteggiare e gestire le situazioni che provocano a entrambi la risposta emotiva di rabbia e trovare le soluzioni più utili e funzionali, oltre che positive, coerenti e rispettose, per gestire e risolvere le situazioni problematiche (problem solving) e aumentare il senso di soddisfazione e benessere familiare.

Fase di addestramento:
l’obiettivo è la messa in pratica delle abilità apprese, anche attraverso l’utilizzo di compiti a casa, al fine di renderle, con l’esercizio, sempre più consuete.

Fase di controllo:
prevede il follow-up dei risultati raggiunti e il monitoraggio delle dinamiche disfunzionali all’interno del nucleo familiare

Nell’intervento a sostegno del bambino con disturbo oppositivo provocatorio è fondamentale pertanto includere i genitori, prevedendo un lavoro in parallelo.

Cosa può fare il genitore

Per il genitore, alla prese con un bambino che affronta questo percorso è importante:

riconoscere i propri comportamenti positivi così come quelli del figlio, in modo da incentivare la frequenza con cui si presentano;

acquisire consapevolezza, riconoscere ed interrompere i circoli viziosi che mantengono e rafforzano il conflitto;

sviluppare pensieri più funzionali rispetto a sé stessi ed alle proprie capacità genitoriali;

apprendere tecniche educative finalizzate alla creazione di un ambiente familiare affettivamente positivo, stabile e coerente;

migliorare le proprie abilitá comunicative;

lavorare sulle proprie tematiche di personalità, le proprie rigidità e difficoltá emotive che portano ad attivare determinati atteggiamenti errati;

riparare l’affettività per entrare in risonanza emotiva con il figlio e migliorare l’autostima di quest’ultimo

Genitori Channel

https://www.genitorichannel.it/scuola/disturbo-oppositivo-provocatorio.html

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