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CHI E’ IL BAMBINO CON ALTO POTENZIALE COGNITIVO?

GENIALITÀ E POTENZIALE Conoscere per intervenire.

CHI E’ IL BAMBINO CON ALTO POTENZIALE COGNITIVO?

A cura dell’èquipe multiprofessionale del Centro Amamente, Ente certificatore accreditato ATS e Centro di riferimento dal 2010 in tema di APC

In Italia, il mondo della plusdotazione rappresenta oggi un argomento poco conosciuto e poco studiato dalla ricerca scientifica, eppure sembra che il talento sia sotto i nostri occhi più di quel che crediamo, e gli insegnanti, così come i genitori, si trovano ad affrontare nuove sfide, e chiedono agli specialisti conferme e strumenti per identificare e sostenere questi talenti.

Numerose credenze, miti e stereotipi sull’argomento richiamano l’idea che il bambino plusdotato sia ben regolato, indipendente e auto efficace. Infatti, la maggior parte delle persone considera il bambino ad alto potenziale come un genio che mostra di avere un’intelligenza più viva e brillante rispetto agli altri e che, forte dei suoi talenti, ha tutti i motivi per considerarsi fortunato.

Tuttavia ciò non risulta sempre vero.

 

CHI E’ IL BAMBINO CON ALTO POTENZIALE COGNITIVO?

 

Con la Psicologia Positiva e le neuroscienze oggi sappiamo che ogni bambino racchiude in sé un potenziale, ma, il bambino gifted o ad alto potenziale mostra caratteristiche di neuro-diversità: nel particolare possiede un’abilità sorprendente in un determinato momento e in specifiche aree, considerate di rilievo nella propria cultura di appartenenza

 

Più semplicemente è un bambino che si distingue dai pari per un potenziale superiore, manifestato in alcune specifiche aree e in momenti diversi, anticipati, rispetto al target di sviluppo.

 

Per esempio ci stupisce leggendo a tre anni senza che nessuno glielo abbia insegnato o esegue calcoli matematici complessi a cinque.

 

Tuttavia il potenziale da solo non basta, è come una pianta che se non annaffiata ed esposta al sole, non darà mai i suoi frutti. Per far emergere le sue capacità e risorse, e raggiungere alti livelli prestazionali, il bambino ha bisogno di adeguato supporto e opportunità.

 

La mancanza di questi elementi può condurre a una normalizzazione della prestazione, o, nei casi piú estremi, ad atteggiamenti di rinuncia, bassa stima, malessere, con conseguente riduzione delle abilità. Pertanto è bene considerare la plusdotazione non come un tratto fisso e costante ma piuttosto, come una caratteristica che tende a modificarsi nel tempo, raggiungendo eccellenze o viceversa affievolendosi fino a livelli medi.

 

A fare la differenza sono le opportunità di messa in gioco e sviluppo del potenziale fornite al bambino, che devono essere ponderate e pensate per il singolo e per le sue peculiarità.

 

La strada per riconoscere un bambino plusdotato e distinguerlo da uno brillante non è semplice, e certamente richiede la consulenza di un esperto, ma oggi abbiamo le conoscenze e gli strumenti grazie ai quali è possibile dedurre degli indici precisi.

 

E’ bene in fase di osservazione prestare attenzione ad alcune caratteristiche che contraddistinguono un bambino brillante da un bambino plusdotato:

 

Il primo elemento è la grandissima curiosità orientata su più fronti e manifestata con la tendenza continua, rispetto ai coetanei, a porre domande e cercare risposte ai propri interrogativi, anche attraverso piccoli esperimenti.

 

Passiamo alla creatività, di cui certamente è dotato e lo dimostra con idee bizzarre, affermazioni e azioni fuori dagli schemi, risposte a quesiti e problemi inusuali e a volte addirittura innovativi.

 

Sono bambini che rispetto ai pari, acquisiscono rapidamente nuove nozioni, riescono a ragionare in modo astratto precocemente (ad esempio a 3 anni potrebbero la percezione del tempo), a pensare in modo deduttivo e trarre inferenze da ciò che osservano.

Ad esempio, magari già a 2 anni, alcuni potrebbero osservare dove compare e scompare il sole e si chiedono chi si muove tra terra e sole, amano imparare e arricchire il bagaglio di conoscenze, manipolando le informazioni anche in modo complesso, mostrando ottima memoria e competenze verbali.

 

Dal punto di vista emotivo e relazionale vivono spesso i sentimenti con grande intensità, esprimendo le proprie opinioni con enfasi e ampio coinvolgimento personale, hanno spesso senso dell’umorismo, sono perfezionisti e preferiscono la compagnia e il confronto con gli adulti piuttosto che con i loro coetanei, con cui manifestano il più delle volte sentimenti di noia o disagio.

 

Tuttavia non tutti i bambini con APC sono uguali, ognuno ha le sue caratteristiche, i suoi punti di forza e le sue criticità.

 

Alcuni possono essere pessimi ascoltatori, a volte non riescono a gestire il tempo ed organizzarsi, vivono un senso di giustizia altissimo, che li conduce molte volte ad eccedere nelle polemiche e a perseverare negli errori, o mostrano difficoltà nel collaborare, delegare e condividere.

 

Come già anticipato La scarsa fiducia in sé stessi è un altro elemento tipico e può essere un forte fattore di rischio per stati depressivi, isolamento e ansia.

 

Tipicamente non tollerano l’inattività e la mancanza di sfide, si annoiano spesso e velocemente, sono eccessivamente critici per il desiderio di controllare sé stessi e gli altri, con il rischio di rimanere delusi dall’imprevedibilità del mondo.

 

A volte è evidente il disequilibrio tra lo sviluppo cognitivo e quello emotivo e relazionale. È chiaro come in queste situazioni il funzionamento sociale del bambino può essere compromesso, con ripercussioni sul comportamento e l’autostima, offuscandone quindi il potenziale.

 

Ecco perché è cosí importante riconoscere precocemente queste peculiarità

 

Riassumendo: i bambini con Alto Potenziale Cognitivo solitamente posseggono un vocabolario ampio ed un linguaggio sviluppato, processi di ragionamento precoci ed avanzati, ottima memoria, ampi interessi e forte curiosità, forte empatia o asincronia affettiva, tendenza alla leadership, capacità di elaborazione visive elevate. Tali caratteristiche se non supportate possono determinare un forte disagio in piú ambiti: scolastico, familiare, sociale.

 

Bisogna sottolineare che l’APC, non è una Diagnosi clinica né una caratteristica stabile, ma una dotazione che puo’ o meno esprimersi e perdurare nel tempo.

 

Questo significa che, al di là delle capacità e di quello che potremmo definire patrimonio genetico dell’individuo, se l’ambiente non offre adeguate possibilità di crescita e di sviluppo, non è assolutamente detto che ciò che poteva essere si sarebbe potuto concretizzare. (Stern)

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