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GESTIRE MEGLIO LE EMOZIONI

Controllo delle emozioni                           Il genitore? Un allenatore emotivo!

5 Spunti per imparare con i bambini a gestire al meglio le proprie emozioni

Quando si parla di educazione dei figli, si è spesso portati a pensare che si tratti di una raccolta di metodi, regole e tappe da superare. Fisiologicamente nel concetto di crescita è implicita l’evoluzione, con il passaggio da una fase all’altra della vita e l’acquisizione di competenze graduali. L’errore sta nel dare una grande rilevanza all’operatività (smetti di fare questo, fai quell’altro, stimola a …), senza chiedersi il perché si arriva, o non si arriva, ad un dato punto. Senza peraltro intuire che, a quel dato punto del percorso, in famiglia, necessariamente tocca arrivarci insieme. Trovando in sé risorse e risposte.

 

Esempio: mio figlio non vuole vestirsi da solo.

 

E’ soltanto pigrizia o anche richiesta di attenzioni? Non vogliamo incappare nel rischio opposto, cioè di psicologizzare ogni istante delle nostre vite. Semplicemente, vogliamo proporvi di diventare allenatori emotivi, di voi stessi e dei bambini. Che cosa significa nella pratica?

 

John Gottman, autore di Intelligenza emotiva per un figlio, scrive:

Prendere sul serio le emozioni dei bambini richiede empatia, notevoli capacità di ascolto e il desiderio di vedere le cose dalla loro prospettiva.

Non è semplice: orari pressanti, poco tempo, ma anche insicurezze diffuse e senso di colpa, fanno sì che sia molto più semplice e sbrigativo crescere i figli cercando i corsi migliori, o chiedendo pareri agli esperti più in voga, che non diventare “diffusori di emozioni”, cuore alla mano. Eppure nessuna regola, nessuno stimolo, nessuno spunto viene interiorizzato se non viene percepito come credibile, affidabile, sincero.

Sempre Gottman ci dice:

La vita familiare è la prima scuola nella quale apprendiamo insegnamenti riguardanti la vita emotiva… E’ nell’intimità familiare che impariamo come dobbiamo sentirci riguardo a noi stessi e quali saranno le reazioni degli altri ai nostri sentimenti; che cosa pensare su tali sentimenti e quali alternative abbiamo per reagire; come leggere ed esprimere speranze e paure.

L’educazione emozionale opera non solo attraverso le parole e le azioni, ma anche attraverso i modelli che i genitori offrono ai figli, mostrando loro come agiscono i propri sentimenti e la propria relazione coniugale. Alcuni genitori sono insegnanti di talento, altri un vero disastro.

 

Il genitore ‘allenatore’ va oltre la semplice accettazione dell’emozione e pone dei limiti nei confronti dei comportamenti inaccettabili del figlio, aiutandolo a conoscere e regolare i sentimenti, trovando adeguate valvole di sfogo (come ad esempio la creatività) e stimolandolo al problem solving.

 

 

Il genitore allenatore, proprio come gli allenatori nell’atletica, insegna ai figli alcune strategie per affrontare gli alti e i bassi della vita. Ciò significa non opporsi alle manifestazioni di collera, tristezza o paura dei loro figli, senza però ignorarle. Significa sedersi al fianco del bambino, predisponendosi all’ascolto con autorevolezza, usando questi momenti per costruire un legame più forte.

 

Il momento in cui un figlio è triste o arrabbiato è quello in cui ha più bisogno di noi: più di ogni altra occasione, il fatto di tranquillizzare i nostri figli quando sono impauriti o tristi o arrabbiati, ci fa sentire genitori, ci fa sentire mamme o papà. E’ proprio in quell’occasione che dobbiamo essere lì, per dire loro che va tutto bene, che sopravviverà a quel problema e che probabilmente ne avrà molti altri: ecco un’occasione davvero importante per migliorare il legame tra noi e i nostri figli.

 

Un allenatore emotivo deve allenarsi, lavorando su se stesso. Il primo punto è sempre: chiediamoci dentro di noi il perchè delle cose, senza filtri. Ecco alcuni consigli:

 

diventiamo consapevoli dell’emozione del bambino: per fare ciò è necessaria un’autoconsapevolezza emotiva, cioè deve sapere di provare un’emozione ma soprattutto di quale emozione si trattariconosciamo nell’emozione del figlio un’opportunità di intimità e insegnamento; predisponiamo il cuore all’allenamento emotivo, cogliendo quel momento come fondamentale per crescere insieme.ascoltiamo con empatia il bambino, convalidandone i sentimenti: ‘vedo che c’è qualcosa che ti preoccupa… sei triste? O sei arrabbiato…?’.aiutiamo ad esprimere le emozioni, con le parole o con il mezzo che preferiamo: musica, un lavoretto insieme, una corsa al parco. Restituiamo l’emozione: al bimbo che ci dice di essere arrabbiato, facciamo sentire che lo capiamo, che sono cose accadute anche a noi. Che possiamo superarle, insieme.

ultimo punto, impariamo a porre dei limiti, mentre aiutiamo il bambino a risolvere il problema. E’ la fase più difficile, perchè dobbiamo fare capire ai piccoli che i loro sentimenti, le loro emozioni e i loro desideri sono accettati, mentre non lo sono tutti i loro comportamenti.

Allenare emotivamente significa educare il bambino a capire che è accettato in tutto quello che sente, ma non necessariamente in tutto quello che fa. Non è sicuramente semplice, ma, se ben contestualizzato, permette di difendersi nei confronti dei traumi che possono accadere nella vita, ma anche di vivere con equilibrio i momenti di felicità. Facendosi trasportare dalle emozioni, senza che esse ci travolgano.

 

Fonte:

Il genitore? Un allenatore emotivo!

 

 

 

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