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Amamente: il primo centro in Italia che segue i bimbi super intelligenti

Centro plusdotazione Milano

 

Essere geni a sei anni, a Milano «Amamente»: il primo centro in Italia che segue i bimbi super intelligenti.

Si occupa di certificare e seguire i casi di alto potenziale cognitivo, fornendo strumenti utili alle famiglie e ai piccoli plusdotati nel corso della crescita. Le famiglie arrivano da tutta Italia, due le sedi del centro: in via Calvi 5 e in viale Monza 91

di Gabriella Mazzeo

https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/20_febbraio_13/essere-geni-sei-anni-amamente-primo-centro-italia-che-segue-bimbi-super-intelligenti-44f07bfe-4e48-11ea-977d-98a8d6c00ea5.shtml

Mio figlio è un genio, ma ha solo sei anni. Non è la frase di una qualunque madre orgogliosa, bensì la realtà con la quale ha a che fare ogni giorno Amamente, centro psicologico e logopedico che si occupa in particolare dell’infanzia e dell’adolescenza. Si tratta del primo centro che in Italia si occupa di certificare e seguire i casi, sempre più numerosi, di plusdotazione, o meglio, alto potenziale cognitivo, fornendo strumenti utili alle famiglie e ai «piccoli gifted» nel corso della crescita.

 

Amamente è una realtà affermata a Milano con due sedi, in via Calvi 5 e in viale Monza 91. Le famiglie arrivano da tutta Italia, ma non solo: sono tanti i genitori che scelgono di prendere l’aereo per Milano Malpensa da tutta Europa. Non solo plusdotazione: il centro si occupa anche di bambini autistici, dislessici, iperattivi e con difficoltà emotive. Le famiglie si mettono in gioco con consulenze individuali e di gruppo, in modo da favorire lo sviluppo armonico e sereno dei figli. «La domanda che ci fanno più spesso i genitori è come rapportarsi ai loro figli. Insomma, sono bambini di quattro anni o filosofi di quaranta? – racconta la Dr.ssa Anna La Guzza – Durante i primi incontri ci raccontano di esser stati rimproverati dagli insegnanti perché colpevoli di aver assecondato troppo la loro necessità di imparare. Spesso gli insegnanti non riconoscono la plusdotazione, quindi pensano di aver a che fare con uno studente un po’ troppo curioso per la sua età». Quello che spesso il personale scolastico non sa, è che non soddisfare il bisogno di conoscenza di un bambino plusdotato può generare difficoltà che possono sfociare nell’abbandono scolastico, sorprendentemente alto tra i «cervelloni».

 

Mio figlio è un genio, ma ha solo sei anni. Non è la frase di una qualunque madre orgogliosa, bensì la realtà con la quale ha a che fare ogni giorno Amamente, centro psicologico e logopedico che si occupa in particolare dell’infanzia e dell’adolescenza. Si tratta del primo centro che in Italia si occupa di certificare e seguire i casi, sempre più numerosi, di plusdotazione, o meglio, alto potenziale cognitivo, fornendo strumenti utili alle famiglie e ai «piccoli gifted» nel corso della crescita.

 

Amamente è una realtà affermata a Milano con due sedi, in via Calvi 5 e in viale Monza 91. Le famiglie arrivano da tutta Italia, ma non solo: sono tanti i genitori che scelgono di prendere l’aereo per Milano Malpensa da tutta Europa. Non solo plusdotazione: il centro si occupa anche di bambini autistici, dislessici, iperattivi e con difficoltà emotive. Le famiglie si mettono in gioco con consulenze individuali e di gruppo, in modo da favorire lo sviluppo armonico e sereno dei figli. «La domanda che ci fanno più spesso i genitori è come rapportarsi ai loro figli. Insomma, sono bambini di quattro anni o filosofi di quaranta? – racconta la Dr.ssa Anna La Guzza – Durante i primi incontri ci raccontano di esser stati rimproverati dagli insegnanti perché colpevoli di aver assecondato troppo la loro necessità di imparare. Spesso gli insegnanti non riconoscono la plusdotazione, quindi pensano di aver a che fare con uno studente un po’ troppo curioso per la sua età». Quello che spesso il personale scolastico non sa, è che non soddisfare il bisogno di conoscenza di un bambino plusdotato può generare difficoltà che possono sfociare nell’abbandono scolastico, sorprendentemente alto tra i «cervelloni».

 

Secondo la ricercatrice e docente universitaria Joyce VanTassel-Baska, circa il 63% dei «gifted children» non riesce a raggiungere il successo negli studi, abbandonandoli in età precoce. La Normativa Italiana però parla chiaro: qualsiasi «deviazione dalla norma che implichi necessità particolari di insegnamento per garantire un apprendimento significativo» è da considerarsi un BES, un bisogno educativo speciale. «Per riconoscere un bambino dall’alto potenziale cognitivo, si inizia con delle sessioni individuali, che sono il primo passo per una valutazione accurata del bambino da presentare poi anche a scuola, in modo da garantirgli un supporto accurato – spiega ancora la Dr.ssa La Guzza -. Leggendo le relazioni diagnostiche che ci arrivano ogni giorno, notiamo che spesso queste sottolineano solo le problematiche, senza dare giusta attenzione ai talenti di ogni bambino. In un plusdotato possono esserci caratteristiche molto vicine a quelle dello spettro autistico, perché l’intelligenza emotiva presenta una significativa discrepanza con il QI».

 

Sta alla famiglia e agli esperti, quindi, fare un lavoro costante per permettere l’incontro tra le due facce della stessa medaglia. Una strada difficile da seguire senza l’aiuto di un percorso psicologico mirato. È facile sbagliare approccio nei confronti di un bambino ad alto potenziale cognitivo: si rischia di gratificare troppo la sua intelligenza, inducendolo alla pigrizia, o sottovalutarlo per via di difficoltà relazionali o scolastiche. Se un quoziente intellettivo così importante rappresenta un bagaglio considerevole per un bambino, per un adolescente può diventare addirittura motivo di vergogna. «I ragazzi che arrivano al centro Amamente spesso mi chiedono di aiutarli a diventare più “stupidi”. Me lo chiedono con queste esatte parole – spiega la Dr.ssa La Guzza -. Per loro l’identità singola è quella del gruppo. Nel loro immaginario la normalità è quello che vedono nella propria comitiva di amici. La diversità non è mai una ricchezza nell’età dell’adolescenza, ma dall’altra parte molti di questi teenagers si annoiano con i coetanei. Vorrebbero sentirsi giusti nel contesto scelto, ma questo, per colpa della dualità tra intelligenza emotiva e quoziente intellettivo, non è possibile senza un lavoro costante».

 

Le famiglie, invece, devono scontrarsi con un figlio quindicenne poco propenso al dialogo non solo per questioni d’età, ma anche perché spesso i genitori stessi vengono ritenuti “troppo poco intelligenti” e incapaci di comprendere . Amamente tratta la plusdotazione con percorsi individuali e laboratori pensati per accompagnare i ragazzi per tutto il percorso di crescita in una costante collaborazione con gli adulti. In particolare, si affrontano tematiche relative alle difficoltà di apprendimento, molto comuni tra i giovani con quoziente intellettivo superiore alla media. «Si parla di plusdotazione da così poco tempo che per il momento è impossibile anche avere delle statistiche accurate sul fenomeno in Italia e in Lombardia – racconta la Dr.ssa La Guzza -. Siamo consapevoli di aver aperto una strada, almeno nel nostro Paese. Conciliare un QI di 130 alla vita di un ragazzino non è facile, ma noi vogliamo raccontare che non è impossibile».

 

13 febbraio 2020 | 11:23

 

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